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Sédimenti

Uno spettacolo che tratta con libertà il mondo dei sogni, dei ricordi e dei desideri, senza elementi decorativi. L’attore come unica forma d’espressione, con i movimenti che esprimono tanto la sua interiorità quanto l ambiente esterno. “Sedimenti” è uno spettacolo composto da nove scene che, incidendo sull’immaginazione del pubblico, fanno vivere il palco e offrono un senso alla transizioni di scena sprofondando nel fil rouge dello spettacolo: il Giudizio. Rapporti con i genitori, aspettative sociali, la minaccia insita nella diversità, l’invasione del pettegolezzo e dei media nella personalità; tematiche offerte tramite una varietà di stili teatrali utilizzati come espressione dei movimenti del corpo, fra i quali la pantomima, il movimento tipico delle marionette e l’acrobazia. La rappresentazione, attraverso associazioni e suggestioni, guida lo spettatore in mondi simbolici e qualche volta utopici.

Credits: Raffi Barsoumian, Bruce Fauveau, Virginie Maillard, Laura Pazzola, Peter Valcz, Cecile Vitrant.

Commediole

di Wislawa Szymborska

Se esistono gli angeli,
probabilmente non leggono

i nostri romanzi

sulle speranze deluse.

E neppure – temo –
le nostre poesie

risentite con il mondo.

Gli strilli e gli strazi
delle nostre pièce teatrali

devono – sospetto –

spazientirli.

Liberi da occupazioni
angeliche, cioè non umane,

guardano piuttosto

le nostre commediole

dell’epoca del cinema muto.

Ai lamentatori funebri,
a chi si strappa le vesti

e a chi digrigna i denti

preferiscono – suppongo –

quel poveraccio

che afferra per la parrucca uno che annega

o affamato divora

i propri lacci.

Dalla cintola in su le ambizioni e lo sparato,
e sotto, nella gamba dei pantaloni,

un topo impaurito.

Oh, questo si

deve divertirli parecchio.

L’inseguimento in circolo
si trasforma in una fuga davanti al fuggitivo.

La luce nel tunnel

si rivela l’occhio di una tigre.

Cento catastrofi

sono cento diverse capriole

su cento abissi.

Se esistono gli angeli
dovrebbe convincerli

– spero –

questa allegria sull’altalena dell’orrore,

che non grida neppure aiuto, aiuto,

perché tutto avviene in silenzio.

Oso supporre
che applaudano con le ali

e che dai loro occhi colino lacrime

almeno di riso.